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giovedì 28 maggio 2020

"GLOBALIZZAZIONE" DELLE FIBRE OTTICHE

STEP #20

Con l'obbiettivo di trovare un materiale tipico del verbo in indagine, anche se non direttamente in maniera esplicita, possiamo fare riferimento alla fibra ottica, in quanto "globalizzatrice" di un mondo digitale ed iperconnesso. 

La market capitalization nella globalizzazione E' diminuita del 15 ...
globalizzazione delle fibre ottiche
Una delle recenti discussioni relativa alla fibra ottica ottica è la cosiddetta "guerra dei cavi tra Usa e Cina". 

Secondo le stime più attendibili la rete sottomarina di cavi in fibra ottica ha una lunghezza totale di 900.000 km e cioè quasi due volte e mezzo la distanza tra la terra e la luna.

Dal 2012 al 2017 i rapporti di forza in relazione alle infrastrutture sottomarine relative alla comunicazione Internet tra le potenze del globo sono cambiati. 
Se nel 2012 l’egemonia americana era indiscussa, a partire dal 2017 la Cina rappresenta un credibile e pericoloso competitore. Inoltre, quando nel 2013 venne rivelato il ruolo della National security agency nello spionaggio a livello globale molti paesi – e fra questi certamente la Cina e il Brasile – furono legittimati a porre in essere una politica delle infrastrutture di rete autonome o in aperta competizione con quella americana. 

E' evidente, dunque, come la fibra ottica, e piu' in generale, la rete abbia saputo "globalizzare" al meglio il mondo in cui viviamo, tanto da creare "disguidi" tra due delle potenze mondiali assolute. 

Ecco qua riportati due articoli, il primo relativo alla "Guerra dei cavi" e il secondo relativo alla globalizzazione dovuta alla fibra ottica. 





Al prossimo post!

domenica 24 maggio 2020

"GLOBALIZZARE" SECONDO DAVID HARVEY

Rieccoci nuovamente!

Cercando di fare un approfondimento sul concetto di globalizzazione da un punto di vista economico-geografico, ci focalizzeremo sul fenomeno della "compressione spazio-temporale", basandoci sul personaggio di David Harvey. 

David Harvey è nato nel 1935 a Gillingham ed è tutt'ora un geografo, antropologo, sociologo e politologo britannico. 

David Harvey - Wikipedia
Il suo libro piu' influente, "The condition of post modernity", costituisce un'analisi critica delle trasformazioni della modernità e delle condizioni che caratterizzano lo scenario culturale ed economico, in corrispondenza di quella serie di fenomeni noti come globalizzazione e crisi del Fordismo. 
Infatti, possiamo affermare che, dal secondo dopo-guerra, la modernità entra in crisi, tanto da lasciare il posto alla cosiddetta post-modernità. 

Harvey collega tale affermazione alla crisi di un sistema economico eccessivamente rigido, il quale viene sostituito da una produzione su vasta scala di prodotti omogenei destinati al consumo di massa, accompagnata a sua volta dal regime dell'accumulazione flessibile. 

In particolare, una delle parti piu' note del libro riguarda l'analisi della globalizzazione, nei termini di una compressione spazio-temporale. 

L'idea di Harvey è la seguente: 
la globalizzazione puo' essere intesa come una trasformazione del sistema capitalistico che ha mutato la nostra esperienza dello spazio e del tempo, poichè i meccanismi di circolazione del capitale si sono espansi nello spazio e accelerati nel tempo. 

Il capitale ha, infatti, cominciato a circolare da una parte all'altra del globo a velocità senza precedenti, incidendo profondamente sul senso di dislocamento che caratterizza la globalizzazione e il clima culturale che l'ha accompagnata a partire dagli anni 80'. 

Per Harvey, la prima importante conseguenza della "compressione spazio-temporale" è rappresentata da una accentuazione della fuggevolezza, della caducità, delle mode, dei prodotti e delle ideologie. Non a caso, un primo effetto, sempre legato a tale fenomeno, è proprio rappresentato dall'importanza attribuita ai valori dell'istantaneità (cibi istantanei e Fast Food) e dell'eliminabilità (tazze, piatte, involucri). 




Al prossimo post!


sabato 16 maggio 2020

GLOBALIZZAZIONE ANTICIPATA ?

Karl Marx: opere, vita e pensiero del filosofo
Karl Marx, 1818-1883
Tutti gli studiosi, i filosofi, gli storici e gli economisti sono d' accordo sul fatto di considerare Karl Marx come precursore rispetto all'avvento di un mondo sempre più iperconnesso, e quindi sempre più globalizzato.

Il suo pensiero si basa sulla fondamentale distinzione tra le classi sociali in termini economici, ossia considerando solamente il cosiddetto capitale economico.

Per prima cosa egli osservò i tre modi di produzione che si sono susseguiti nella storia: quello agricolo, il feudalesimo e infine il capitalismo. Successivamente osservò le diverse forze di produzione, ovvero la capacità produttiva e tecnologica, e i rapporti sociali di produzione, ovvero le relazioni e le disuguaglianze tra i gruppi, che hanno riguardato e caratterizzato i diversi modi di produrre nelle società.

Da questa definizione designò da un lato la borghesia e dall' altro il proletariato.
La prima possedeva i mezzi di produzione, il secondo la forza lavoro.

Secondo la teoria della lotta di classe di Marx, nell'ottica di massimizzare i propri profitti, la borghesia avrebbe diminuito i salari dei lavoratori. Quest'ultimi avrebbero, quindi, dato il via alla rivoluzione socialista in virtù dell' abolizione della proprietà privata.

La rivoluzione in realtà non avvenne. Essa venne frenata dalla nascita di movimenti sociali, dallo sviluppo di politiche sociali e di sindacati, volti a proteggere i diritti dei lavoratori.
Nonostante ciò, Marx anticipò perfettamente la globalizzazione, in quanto egli immaginava il sistema economico basato sul capitalismo diffuso in molti, se non tutti, i paesi.

Nella stessa maniera, il movimento neomarxista, che nacque con il presupposto di creare una teoria dello stato capitalista e di ampliare i concetti predefiniti da Marx, diede un contributo allo sviluppo della globalizzazione.
Innanzitutto questi studiosi aggiunsero la classe media rispetto alla stratificazione sociale, includendo all'interno coloro che possedevano titoli di studio o coloro che occupavano una posizione importante all' interno di istituzioni e organizzazione.

Nel modo con cui essi designavano lo scambio di beni e servizi a livello internazionale che sarebbe avvenuto con lo sviluppo del capitalismo, possiamo intravede l' ideologia che è alla base del nostro concetto.


Ecco qua un approfondimento:
https://www.leftcom.org/it/articles/2001-03-01/le-promesse-mancate-della-globalizzazione-e-la-conferma-del-marxismo

mercoledì 13 maggio 2020

NEL NOVECENTO (XX SECOLO)

STEP #15

Proseguendo sempre nel nostro percorso spazio-temporale, focalizziamoci ora sul '900.

Una delle scoperte che hanno cambiato radicalmente la storia dell'umanità è stata Internet.
Parliamo della rivoluzione digitale, conosciuta come la " terza grande globalizzazione".

Bitcoin, Blockchain e Crypto currencies. L'evoluzione naturale ...


Con il termine "Era digitale" o "Era dell'informazione", si intende la fase storica caratterizzata dall'ampia diffusione, su scala globale, dei vari prodotti digitali e da tutta quella serie di cambiamenti sociali, economici, politici e culturali avvenuti in merito all'avvento della digitalizzazione di gran parte degli accessi all'informazione, che hanno portato all'attuale "società globale dell'informazione".

Dunque, è chiaro come, grazie allo sviluppo di dispositivi interattivi come i social network, vedi Facebook, Instagram e Whatsapp, i tablet e gli smartphone, si è assistito alla proliferazione e alla moltiplicazione dei canali d'accesso all'informazione, che hanno cambiato le modalità in cui avviene l'atto comunicativo.



E' incredibile la crescita che avuto l'informazione tecnologica globale nel mondo. 

Riportiamo alcuni dati statistici molto importanti. 

Alla fine degli anni Ottanta, meno dell'1% dell'informazione mondiale tecnologica era in un formato digitale, mentre lo era in una percentuale del 94% nel 2007.
L'anno 2002 è considerato il momento in cui l'umanità fu capace di immagazzinare una maggiore quantità di informazione in una forma digitale.

Non a caso, si è stimato che la capacità mondiale di immagazzinare informazioni è aumentata dal 2,6 (ottimamente compressi) exabytes nel 1986, a circa 5000 exabytes nel 2014 (5 zettabytes). 

Dunque, la Terza globalizzazione mondiale ha reso il mondo sempre piu' "globalizzato". 
Prima lo era, come mostrato con gli step sul Settecento e sull'Ottocento, da un punto di vista commerciale e coloniale. 
Ora, invece, lo è diventato da un punto di vista tecnologico. 
Ciò che, infatti, percepiamo ogni giorno è sempre piu' un mondo fortemente interconnesso grazie ad una rete mondiale globale, il cosiddetto mondo 4.0. 




Al prossimo post!

martedì 12 maggio 2020

NELL'OTTOCENTO (XIX SECOLO)

STEP #14

L'espansione commerciale europea e le esplorazioni geografiche, trattate con il post del "Settecento" (step 13), assumono nel XIX secolo il termine di Colonialismo. Questo fenomeno ha cominciato ad espandersi a macchia d'olio su tutto il pianeta, tanto da essere ritenuto la "prima globalizzazione".

Dato che tale termine indica l'insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere, e dunque globalizzare, questo sistema, è qua che intravediamo il file rouge tra il nostro verbo e il concetto di colonialismo moderno ottocentesco.

Solamente a partire dal 1870 viene coniato il concetto di Imperialismo, ovvero l'imposizione economica, politica e culturale di una nazione su un'altra. Tale concetto è, dunque, da intendersi come continuazione del Colonialismo, siccome anche in questo caso si trattava di occupare dei territori e di imporvi le proprie regole.



Riportiamo di seguito alcuni esempi di colonialismo.

Prendiamo in esame la Francia:
La fase del secondo colonialismo francese comincia nel 1830 con la conquista dell' Algeria e termina nel 1859 con l' annessione di Saigon. Essa interessò l' Algeria, il Vietnam, la Guiana orientale, il Senegal, il Gabon e le isole di Tahiti.

Per quel che riguarda il colonialismo inglese, a partire dal 1870, la spinta colonizzatrice arrivò in Egitto, in Somalia, in Sudan, in India e in Birmania.

Sempre dal 1870, una nuova potenza iniziò una politica coloniale nell'Africa centrale e meridionale, seguendo l'opera di Bismarck. Stiamo facendo riferimento all'Impero tedesco, il quale occupò Camerun, Namibia, Togo e Tanzania.

Riferendoci invece alla nostra nazione, il Regno d'Italia proclamato nel 1861, si interessò al Corno d'Africa, piu' precisamente all'Eritrea, la quale divenne colonia italiana nel 1890, e alla Somalia, che divenne prima protettorato nel 1889 e poi colonia nel 1900.


Dunque, abbiamo illustrato il carattere globale di questo fenomeno, che tra il 1800 e il 1878 è arrivato a comprendere un totale di 16.385.000 km quadrati.
Non a caso, la necessità di penetrare nei mercati internazionali e la comparsa sulla scena del capitalismo finanziario avrebbero trovato un complemento perfetto nelle politiche globali espansionistiche promosse dai governi del tempo.




Al prossimo post!











mercoledì 6 maggio 2020

NEL SETTECENTO (XVIII SECOLO)

STEP #13

Continuando il nostro percorso spazio-temporale, andiamo ora a delineare un evento nella storia della tecnologia accaduto nel diciottesimo secolo che fa al caso nostro.

Possiamo, per esempio, riferirci ai grandi mutamenti nella struttura economica mondiale avvenuti in tale periodo, mutamenti tali da cambiare radicalmente la vita e la storia dell'umanità.
Il collegamento diretto al verbo è proprio la nascita di un nuovo commercio globale mondiale ed europeo, che quindi diventa "globalizzato" nel vero senso della parola, viste anche le molteplici rivoluzioni sociali,politiche e soprattutto industriali di fine '700, su tutte quella inglese.


In generale, ciò che si percepisce a partire dai primi anni del '700 è una grandissima crescita demografica, causata da un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e alimentari, da una diminuzione del tasso di mortalità e dall'attenuarsi delle pestilenze e delle carestie.
Inoltre, è proprio il grande aumento dell'attività e della produzione industriale, favorito dal nuovo commercio su scala europea e mondiale, che segna maggiormente quest'epoca.

Si tratta, quindi, di un'epoca nella quale l'Europa rappresenta il vero motore del commercio internazionale.
All'inizio del secolo le potenze europee che avevano pieno controllo e pieni poteri del commercio internazionale erano soprattutto l'Inghilterra, la Francia, la Spagna e i Paesi Bassi.
Nel corso degli anni pero' i rapporti di forza mutarono: fu l'Inghilterra a dominare sulle altre
grazie alla flessibilità nell’organizzazione degli scambi, alla flotta militare e commerciale di prim’ordine, alla nascente borghesia capitalista e alla garanzia delle libertà personali.

La lotta per il predominio commerciale non avvenne solo attraverso accordi ma spesso fu determinata da pratiche illegali, come per esempio l'azione delle navi corsare che spesso agiscono, dopo accordi segretissimi, su indicazione e per conto dei propri governi.
E' proprio in questo periodo, infatti, che l'Inghilterra impianta in India, attraverso società private sostenute dallo stato, un proficuo commercio di cotone e di tè. 

Controllando l'intero commercio globale internazionale, l'Europea possedeva l'egemonia assoluta sulle altre nazioni. 
Per esempio, le nazioni asiatiche avevano un limitatissimo commercio oceanico poiché tutto ciò che veniva esportato era diretto e controllato dalle nazioni europee. Si esportavano principalmente  materie prime e manufatti. Il commercio tra l’Asia e l’Europa fu dominato da tre grandi compagnie commerciali che erano: Compagnia olandese delle Indie orientali, Compagnia inglese delle Indie occidentali, Compagnia francese delle Indie.

E' chiaro, dunque, come un nuovo commercio globale cominciò ad instaurarsi in quest'epoca, commercio che solamente nel secolo successivo conobbe una rivoluzione dei trasporti, grazie all'apertura del Canale di Panama e di Suez, e dunque una conseguente crescita esponenziale senza precedenti, con sempre l'Inghilterra come pilastro centrale internazionale.   



Al prossimo post!


mercoledì 29 aprile 2020

IN EPOCA MEDIEVALE (500-1453 D.C)

STEP #12

Eccoci ad un'altra tappa fondamentale del blog!

Con l'obbiettivo di tracciare un percorso del nostro verbo nella storia, ora analizziamo l'epoca medievale, cercando di trovare riferimenti, seppur in maniera non direttamente esplicita, strettamente legati alla storia della tecnologia di questo periodo, spiegandone le relative applicazioni.

Un esempio diretto possono essere le grandi congregazioni religiose, come quelle dei domenicani e dei francescani, le quali arrivarono a globalizzare con "De Propaganda Fide", istituto tramite il quale si organizzavano le missioni.
Infatti, sappiamo bene che la globalizzazione, da un punto di vista culturale-religioso, avvenne sopratutto tramite l'azione dei domenicani, che, al seguito delle armate spagnole, arrivarono fino in Sud America, andando cosi a globalizzare una nuova cultura in un paese diverso.

Un altro riferimento diretto puo' essere rappresentato dalla nascita delle Abbazie Medievali, dato che esse rappresentavano veri e propri centri di cultura globalizzata. 

Una tra le storiche abbazie benedettine: Abbazia di San Gallo

L’abbazia nel Medioevo ebbe un ruolo fondamentale a cui oggi dobbiamo enorme riconoscenza. Furono soprattutto le biblioteche delle grandi abbazie, molte sorte ben prima dell’anno Mille, a conservare manoscritti di inestimabile valore che permisero anche in tempi cupi e difficili la sopravvivenza di una produzione culturale che altrimenti non sarebbe arrivata fino ai giorni nostri.

In periodo di guerra, e non solo, esse divennero, dunque,un sistema sociale e produttivo autonomo.
In un abbazia vi era di tutto: dal mulino al torchio, passando per la fornace.

Furono in particolare le abbazie benedettine e quelle sorte in età carolingia a rendersi protagoniste della grande formazione libraria che portò alla nascita di immense biblioteche.
E in quel luogo “sacro” del sapere del mondo cristiano emergono le figure dell’amanuense e del miniatore che negli scriptoria di tutta Europa trascorrono gran parte del loro tempo dando vita ad autentici capolavori che ancora oggi possiamo ammirare.

Volendone ricordare alcune tra le piu' famose, citiamo:

-l'Abbazia di San Gallo, in Svizzera
Il monastero venne fondato nel 612 come eremo e prese il nome da san Gallo un monaco irlandese che fu discepolo e compagno di San Colombano, futuro abate di Bobbio.

-l'Abbazia di Montecassino
Essa venne fondata nel 529 dal San Benedetto da Norcia.
Montecassino è conosciuto per essere un centro culturale vivissimo grazie all’azione dei suoi abati. Essi crearono e valorizzarono le biblioteche e gli archivi che conservarono alcuni degli esempi e delle testimonianze di maggiore raffinatezza e ricchezza relative alle scuole scrittorie e miniaturistiche.

Abbazia di Montecassino



-l'Abbazia di Bobbio
Essa è situata non lontano da Piacenza e venne fondata nel 614. E' conosciuta anche col nome di San Colombano poiché fu il monaco irlandese a fondarla nel 614. Sotto il suo ordine (Colombano fu uno dei maggiori artefici della diffusione del monachesimo irlandese ed il suo ordine poi sarà assimilato da quello benedettino) l’abbazia di Bobbio diventerà una Montecassino del Settentrione poiché resa celebre dallo scriptorium.

Abbazia di Bobbio




Al prossimo post!

giovedì 9 aprile 2020

" GLOBALIZZARE " NEL PERIODO ANTICO (FINO 500 D.C)

STEP #08

Con l'obbiettivo di evidenziare la presenza del nostro verbo, seppur in maniera non direttamente esplicita, nel periodo antico, possiamo fare un collegamento con l'opera di Platone, intitolata "Protagora", all'interno della quale troviamo il Mito di Prometeo ed Epimeteo, di cui ne riportiamo un estratto.

"Riguardo alla giustizia e agli altri aspetti della virtù politica, quand’anche si sappia che qualcuno è ingiusto, se costui spontaneamente, a suo danno, lo ammette pubblicamente, ciò che nell’altra situazione ritenevano fosse saggezza - dire la verità - in questo caso la considerano una follia: dicono che è necessario che tutti diano l’impressione di essere giusti, che lo siano o no, e che è pazzo chi non finge di essere giusto. Secondo loro è inevitabile che ognuno in qualche modo sia partecipe della giustizia, oppure non appartiene al genere umano. Dunque gli uomini accettano che chiunque deliberi riguardo alla virtù politica, poiché ritengono che ognuno ne sia partecipe. "

(Platone, Protagora, 388 a.C, Mito di Prometeo ed Epimeteo)


L'intento del mito, secondo Platone, doveva essere quello di spiegare l'importanza della politica e delle leggi tra gli uomini.

A tal proposito, in quest'opera viene descritto l’incontro tra il sofista Protagora e Socrate.
Durante tale incontro, vengono toccate questioni fondamentali della democrazia.
Una di queste domande, fatte da Socrate, è:
"perché gli ateniesi sulle questioni di carattere tecnico prendono in considerazione solo il parere degli esperti, mentre sulle questioni di interesse comune lasciano che chiunque possa prendere la parola in Assemblea ? ".

La risposta di Protagora avverrà proprio con il racconto di questo mito, all'interno del quale si narra che il titano Prometeo (il cui nome significa «colui che riflette in anticipo») rubò il fuoco agli dèi per correggere l’errore di suo fratello Epimeteo (il cui nome significa «colui che riflette dopo»), che, incaricato da Zeus, aveva distribuito mezzi di difesa a tutti gli animali, lasciandone privo l’uomo.
Fu cosi Zeus a dover distribuire aidos e dike a tutti gli uomini, per garantire la solidarietà sociale.

E' proprio qua che intravediamo il collegamento con il nostro verbo.

Dato che tutti gli uomini avevano bisogno della cultura e dell'organizzazione politica, poiche' erano creature prive di doti naturali come artigli, denti e corna, e dunque diverse dagli altri esseri animali, 
Zeus volle rendere globale il dono della politica.
Si trattava di una virtu' tanto necessaria alla sopravvivenza sociale dell'uomo da venir distribuita senza distinzioni ad ogni individuo.

Protagora sostiene dunque, attraverso il mito, che il diritto di parlare in assemblea è fondato su una capacità che appartiene all’uomo e che consente a ciascuno di contribuire con il suo giudizio al bene comune.
Dunque, tali virtu' politiche non andavano viste come connaturate all'uomo, bensi' come qualcosa di sopravvenuto, qualcosa che gli é stato trasmesso in maniera consapevole.

Al prossimo post!

lunedì 23 marzo 2020

"STORIA" SULLE ORIGINI DEL VERBO

STEP #02

Eccoci arrivati al terzo post di questo documentario sul verbo GLOBALIZZARE.

Oggi volevo raccontarvi una storia legata alle origini di questo verbo.

Analizzando vari aspetti, quali l'etimologia e la definizione, mi sono concentrato sul significato astratto e figurato del verbo.
A mio parere, il verbo "globalizzare" nasce dall'unione di tanti "fields" (campi in inglese) diversi fra loro, che con il tempo sono diventati un insieme unico, propriamente globale.
Questo può essere visto ed inteso come un mosaico.
Si, proprio come un mosaico.

Un mosaico intende il globale come un insieme di pezzi uniti fra loro. Ciò permette di immaginare che ogni pezzo abbia una coerenza interna, una continuità unitaria. Dunque, tutto ciò che e' diverso diventa intruso. Si tratta perciò di un modo di "essenzializzare","unificare" e "catalogare" l'identità degli oggetti presenti in esso.

Cosi come e' stata definita dai due grandi sociologi, quali Martin Albrow e Elizabeth King, la globalizzazione e' " un insieme di processi attraverso i quali le persone dell'intero globo vengono incorporate in una singola società globale ".

Proprio da quest'ultima definizione si deduce pienamente come il mosaico possa risultare, a mio avviso, una metafora perfetta per indicare l'origine e il significato figurato del termine globalizzare e del suo relativo sostantivo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Globalizzazione

Grazie per l'attenzione e a presto!